Scelta giradischi

Il feticismo trova la sua massima espressione nell’oggetto “giradischi”, un oggetto su cui ormai molti artigiani/tornitori amano cimentarsi con creature sempre più imponenti e mastodontiche. Tutto ciò col suono non c’entra nulla ma l’alta fedeltà esoterica non si vende per la bontà sonora quanto per la capacità estrema di colpire l’occhio che come sappiamo vuole sempre la sua parte, talvolta la parte grandemente piu rilevante se non addirittura esclusiva. Un equivoco di base nella progettazione dei giradischi è quello di ritenere il feedback acustico* (vedi nota a fondo paragrafo) come principale responsabile del suono del giradischi stesso, cosa assolutamente falsa e che non trova alcun (neppur minimo) riscontro all’ascolto. Un giradischi che presenti una risonanza del sistema sospensioni/telaio flottante estremamente bassa (come ad esempio potrebbe essere un Oracle Delphi o un Linn Sondek) pur avendo un’eccellente isolamento dalle vibrazioni che giungono dalla base di appoggio, avrebbe la medesima sensibilità alle vibrazioni dirette al braccio (e cioè dovute all’onda d’urto sonora che colpisce direttamente il sistema braccio/testina), di quanto possa avere un giradischi con sospensioni dall’isolamento ben peggiore. Tale problema è sempre presente e normalmente ben maggiore (a tutte le frequenze) del problema inerente le sospensioni. Ciò significa che un giradischi a controtelaio sospeso anche ammesso risuonasse a 2Hz non sarebbe comunque totalmente esente da acoustic feedback…sarebbe solo MENO sensibile di un altro giradischi che presentasse risonanza più elevata. E’ sempre in crescita la gara tra costruttori al fine di risolvere problemi la cui “soluzione estrema” non serve a nulla (al fine della sonorità) ma può essere fatta profumatamente pagare in quanto comporta pure un aspetto estetico di rilievo come ulteriore attrattiva.
A scanso di equivoci vorrei sottolineare che chi vi scrive valuta ZERO la rilevanza estetica e sarebbe disposto anche a tenersi un giradischi “di cartone” se il risultato sonoro risolvesse ulteriormente il problema che determina la sonorità.
Un conto è il feedback acustico, a cui il giradischi deve essere adeguatamente insensibile per non innescare il fenomeno di loop acustico, ben altro conto è il suono proprio del giradischi il quale viene ad essere purtroppo gravato da alcune soluzioni odierne. La principale è l’assenza ormai generalizzata del tappetino in gomma che sarebbe, se adeguatamente sagomato (cosa molto importante), un elemento fondamentale per smorzare le microvibrazioni che il vinile ha quando si trova in contatto con un piatto in materiale plastico o metallico rigido. I migliori tappetini che ho ascoltato erano tutti in gomma e con rilievi radiali (e non circolari…) per sollevare il disco. Produrre un tappetino in gomma industrialmente per bassi quantitativi non è alla portata di tutti ed ha un costo ben maggiore di quello che serve per tornire un pezzo di pvc. La forma dello shell (portatestina) è un altro aspetto grandemente rilevante (ed egualmente trascurato al pari del tappetino): lo shell dovrebbe presentare la massima rigidità in senso orizzontale ma la massima flessibilità in senso verticale.  Un ottimo braccio (ma esteticamente orribile) era montato su un vecchio giradischi NAD, la prima serie di 5120, era un braccio piuttosto rivoluzionario: formato da una piastra per pcb di 2-3mm di altezza per qualche cm di larghezza. Se si aveva l’accortezza di non utilizzare lo smorzatore ai siliconi (che come tutti gli smorzatori spegne il suono in un modo drammatico), funzionava, come sonorità, ottimamente. Ovviamente nessuno (o quasi) se ne è accorto. Lo shell dei giradischi Grundig PS1010 e PS1020 è conformato ad L e presenta simili doti di rigidità/flessibilità. Vi sono poi svariati altri aspetti (tra cui l’articolazione del braccio e la struttura del telaio) che hanno la loro influenza ma….ciò che più importa maggiormente è soffermarsi ad ascoltare senza farsi condizionare dalla mole e dai costi in gioco non dando per scontato nulla. Vi sono giradischi classici del passato che sono tornati molto di moda a fronte della pochezza sonora dei giradischi eso odierni. Spesso però anche nelle scelte vintage la sensazione visiva di solidità e di buona costruzione fa la parte del leone condizionando l’ascolto. Un altro aspetto da considerare è la possibilità di generare vibrazioni a fronte del semplice accoppiamento al ripiano. Un controtelaio flottante ha normalmente i piedini rigidi,  (questo per evitare che, in caso si mettessero piedini morbidi, si renda mobile anche la base del giradischi creando di fatto un secondo sistema risonante con risonanza non troppo distante da quella del controtelaio sospeso) e per tale ragione, se preso come elemento separato, presenta un problema (quello delle vibrazioni tra ripiano e base appunto) che invece è agevolmente superato da un giradischi a controtelaio rigido con sospensioni sui piedini di appoggio. Vi sono inoltre differenze vibrazionali dovute al differente fissaggio del cavo di segnale alla base tra questi due sistemi che comportano ulteriori differenze all’ascolto. Tali sono le ragioni per cui tendo personalmente a consigliare, per impieghi stand alone, giradischi che abbiano sospensione sui piedini di appoggio mentre nei sistemi compatti (ovvero con amplificazione o preamplificazione integrata nel medesimo telaio) sono più indicati giradischi a controtelaio flottante.

* Si intende per feedback acustico (o acoustic feedback) l’interazione che avviene tra uscita ed ingresso in un sistema audio. L’onda acustica emessa dagli altoparlanti venendo a colpire il giradischi causa un rientro acustico tramite il fonorivelatore e ciò si evidenzia con un forte rumore (innesco risonante) tipico a bassa frequenza che si presenta al di sopra di un certo volume di ascolto. Maggiore è la sensibilità all’acoustic feedback e minore sarà il volume a cui tale innesco si verifica. Tale fenomeno è meno presente in giradischi dotati di controtelaio flottante essendo questi dotati (mediamente) di una frequenza di risonanza del sistema sospensioni/telaio sospeso, più bassa che quindi ne determina un maggiore isolamento da vibrazioni provenienti dal piano di appoggio.


Testina e stilo

Ovviamente la testina utilizzata ha grande rilevanza ma, le variabili (e i prezzi…) in gioco sono tali e tante che si è costretti ad ascoltare solo un numero limitato di modelli per affrontare una scelta. Per quanto chi vi scrive possa essere una voce fuori dal coro nell’affermarlo, sostengo da decenni la superiorità delle (migliori) testine MM rispetto alle MC…spesso ottime solo ad esaltare la gamma alta con picchi di risonanza piuttosto marcati (che fanno presto breccia su chi non ha molta familiarità con la sonorità strumentale). I supposti vantaggi in termini di leggerezza dell’equipaggio mobile si sono presto rivelati molto più teorici che pratici: lo dimostra in modo lampante il peso di lettura necessario alla tracciabilità…decisamente in favore delle MM. C’è però un aspetto che ha determinato l’affermazione delle MC : il costo…ed il margine (decisamente maggiore) di guadagno da parte di chi le vende. In passato provai diverse MC (vedi gli “apparecchi provati”) ma sono sempre tornato ad alcune MM Shure d’epoca…eccellenti come sonorità per le mie orecchie. Un aspetto rilevante sul suono è inoltre la scelta del peso di lettura: più si aumenta meglio traccia la puntina ma, su tutte le testine, si viene al contempo a perdere ricchezza armonica. Occorre quindi trovare un compromesso tra sonorità e tracciamento e questo è tanto più semplice quanto migliore è la tracciabilità della testina utilizzata: provate a trovare una MC che traccia a 0,75 grammi di peso come invece fa una vecchia Shure…un aspetto che determina un’usura pressochè nulla dei solchi che invece vengono “arati” da testine (talvolta anche molto costose) che spesso presentano pesi di lettura superiori ai 2gr. Personalmente mi ritrovo ad essere contro corrente anche per quanto riguarda il taglio della puntina. Ci sono molteplici tagli disponibili sul mercato (conico, ellittico, iperellittico, shibata, line contact, etc etc ), l’area di contatto di alcuni tagli è riportata a seguito. “L’orecchio è sovrano” per cui al di la delle elucubrazioni mentali, anche su questo aspetto l’unica possibile verifica è l’ascolto.

Personalmente ho avuto modo di effettuare diversi confronti a parità di testina, sia su una vecchia Elac che su alcune Shure, tra i differenti stili previsti per le medesime:
-a confronto stilo ellittico e Van den Hul con testina Elac (non ricordo il modello)
-a confronto stilo conico ed ellittico con testina Shure M75
-a confronto stilo conico ed iperellittico con testina Shure V15IV

In tutti e tre i casi la sonorità che usciva era preferibile con la puntina a minor contatto e non con quella a maggior contatto! Se poi questa sia la ragione effettiva del suono più concreto, sincero e aperto in gamma media è difficile stabilirlo ma, per quanto mi riguarda, ne ho preso atto.
L’ellittico era più musicale del Van den Hul e tra ellittico e conico quest’ultimo era piuttosto nettamente preferibile.
Non è un caso che una delle testine a bobina mobile più apprezzate sia la DL103 Denon…che ha stilo conico (caso raro tra le MC).

Altro aspetto che cambia in modo sensibile il modo di suonare è il VTA (Vertical Tracking Angle) ed il correlato SRA (stylus Rake Angle), vedete entrambi in figura. Per riuscire ad estrapolare quante più informazioni possibili dal solco, il VTA dovrebbe coincidere con quello previsto dallo standard di incisione. Tale angolo dagli anni 70 venne a subire una variante passando da un VTA di 15° (non è un caso che le Shure V15 si chiamassero in tal modo…) ad un VTA di 20°. Ovviamente non conoscendo quali sono i dischi incisi in un modo e quali nell’altro (ne potendo variare il VTA in funzione del disco ascoltato…) non potremo che limitarci ad installare la nostra testina in condizioni normalmente allineate, ovvero con il braccio perfettamente parallelo al disco. Se però vi piace sperimentare e/o in caso il vostro giradischi permetta la regolazione del VTA in modo semplice, potete provare ad aumentare o diminuire l’angolo (ovvero alzare o abbassare l’articolazione del braccio) rispetto alla regolazione standard per ascoltare la differenza. Per chi non ha la regolazione del VTA sul suo braccio ma utilizza uno shell a L sul proprio giradischi tale regolazione è possibile effettuarla anche semplicemente piegando leggerissimamente la “L” dello shell…certo non è una regolazione molto ortodossa (e non si può fare infinite volte altrimenti lo shell si rompe… 🙄 ) ma funziona egregiamente (occorre però in tal caso avere due shell e due testine identiche per fare i confronti del caso).


Conclusioni

Abbiamo cercato di vedere gli aspetti (alcuni noti altri molto meno…) che influiscono sul suono in modo rilevante, tralasciando invece gli aspetti più comuni/scontati che sono normalmente (e spesso correttamente) trattati su tutti i siti che si occupano di giradischi e vinili. Occorre infine solo ricordare che l’alta fedeltà odierna non si basa su quanto è meglio per l’ascolto ma su quanto si riesce a far credere sia meglio accontentando gli occhi a fronte di costi assurdi ed immotivati. Cercate di ascoltare senza pregiudizi: le vostre orecchie (nonchè il vostro portafogli), vi ringrazieranno.