Valutazioni all’ascolto

Come discriminare un buon suono da un cattivo suono? Quale giudizio potrebbe dare l’uomo comune osservando un dipinto di Picasso rispetto al giudizio che ne farebbe un critico di storia dell’arte? Indubbiamente la pittura e la riproduzione musicale sono due cose ben distinte e soprattutto in campo audio abbiamo il “vantaggio” di essere universalmente d’accordo su un punto: un suono riprodotto in modo fedele deve assomigliare il più possibile a quanto inciso sul supporto (cd o lp)…che a sua volta deve essere il più possibile fedele al suono originale dal vivo.

Al pari di quanto avviene per la valutazione critica di un dipinto, anche la propria instintualità di ascolto può essere educata. Così come l’esperienza di vita insegna ad effettuare le giuste scelte anche l’istinto uditivo può imparare con l’esperienza ma deve essere esperienza di ascolto e non di lettura di riviste o di chiacchiere da forum.

Fondamentalmente sono due gli aspetti che ciascuno di noi può coltivare per valutare opportunamente una catena di riproduzione: la sensibilità e l’esperienza di ascolto dal vivo di gruppi unplugged (ovvero non amplificati).
In realtà spesso la fanno da padrone nei giudizi un paio di ulteriori aspetti:
1) Il blasone del marchio (nel quale rientra l’estetica, il peso, le dimensioni…ovvero l’aspetto scenografico globale)
2) l’abitudine all’ascolto del proprio sistema (vedi editoriale forum qui)
Entrambi causano una “predisposizione” (o “condizionamento”) talvolta ben più determinante di qualunque ascolto extra, nello stabilire le proprie preferenze.

In questo articolo prescinderemo tuttavia da tali aspetti per prendere in esame solo ed esclusivamente quanto è possibile valutare uditivamente in caso si riesca a non farsi guidare dai suddetti condizionamenti.
Un primo aspetto su cui occorre essere d’accordo quando si parla di riproduzione naturale è il non riferirsi mai a concerti live amplificati. L’alta fedeltà NON è (ne vuole essere) la replica in casa del suono di un impianto da sonorizzazione in quanto con la naturalezza degli strumenti originali questo non ha nulla a che fare.
Quando si parla di replicare fedelmente un originale si parla sempre di strumenti NON amplificati. Ovviamente se un organo Hammond ha bisogno della sua amplificazione al pari di una chitarra Fender è ovvio che queste amplificazioni proprietarie faranno parte integrante del suono di quei particolari strumenti.

Quanto dell’originale naturalezza strumentale finisce incisa nei nostri dischi? Possono esservi metodi di giudizio oggettivi?
Ragioniamo insieme.
Per ovvi motivi noi non possiamo conoscere ne’ il timbro ne’ la dinamica ne’ la quantità di informazioni incise sul nostro disco “X” per cui sembrerebbe che solo l’aspetto soggettivo dell’ascolto debba avere rilevanza, ma non è così. Nessuno conosce con esattezza ciò che finisce effettivamente su un disco, neppure l’ingegnere del suono che lo ha fatto, ciò che costui conosce è infatti la riproduzione attraverso un impianto stereo di monitoraggio che è a sua volta tutt’altro che perfetto e quindi offre una propria interpretazione di ciò che è inciso, come capita con un nostro impianto casalingo.
C’è però un sistema che, in modo quasi inconsapevole, applichiamo tutti (o quasi) per discriminare se un prodotto è di qualità: chiunque può verificare in modo relativo e cioè passando dall’impianto (o componente) “A” all’impianto (o componente) “B” se c’è stata una perdita o un aumento di informazioni, intesa proprio come strumenti o echi ambientali che “si perdono” per strada oppure no. Questi confronti ripetuti “n” volte con impianti diversi possono darci un’indicazione NON di quella che è l’effettiva quantità di informazioni incise sul disco (che non potremo conoscere mai) ma dell’impianto in grado di estrapolarne il maggior numero. Non si tratta quindi di una valutazione “qualitativa” (per sua stessa natura soggettiva) ma “quantitativa”, cioè usiamo il ns. orecchio solo come “strumento di misura” per identificare/conteggiare i suoni che con un sistema ci sono e con un altro non ci sono più. Per chi obietta che anche le colorazioni sono suoni ma “aggiunti” posso rispondere che le colorazioni si evidenziano SEMPRE mascherando il sottofondo musicale quindi apportando sempre una perdita di informazioni: se immaginiamo di osservare un paesaggio attraverso un certo numero di vetri (ognuno dei quali rappresenta un anello della catena), osserveremo tale paesaggio così com’è solo a condizione che ogni vetro sia perfettamente trasparente non deformato o colorato. Basta anche solo un vetro deformato nel mezzo di altri trasparenti per compromettere irrimediabilmente il risultato. Lo stesso timbro strumentale risulta verosimile solo quando viene ad avere maggior espressività ovvero maggiori informazioni riportate dal sistema. Per tale ragione è fondamentale che ogni anello della catena sia il più trasparente possibile.

E’ utile poter sempre provare gli apparecchi sul proprio impianto (di cui si dovrebbero conoscere pregi e difetti…ma attenzione ad abituarsi ai medesimi) per giudicare in modo sufficientemente obiettivo se l’apparecchio fa al caso nostro oppure no. Tali ascolti fatti nella tranquillità domestica insegnano comunque a capire alcune cose come ad esempio che la dinamica non convive con la cattiveria (termine usato per individuare quei suoni che causano un vero e proprio fastidio all’ascolto) e le colorazioni ma sia proporzionale alla ricchezza armonica reale, cosi come la profondità, la grandezza dell’immagine ricreata e il timbro proprio degli strumenti. Si arriva cioè a comprendere che più si aumenta la reale trasparenza (vedi “terminologia” a seguito) di un sistema, più si riporta integro il patrimonio di dettagli armonici che contribuiscono al ricreare un ampio spazio e un minor fastidio all’ascolto ricreando l’illusione di un ascolto reale. Generalmente è più facile trovare un buon risultato in amplificatori di bassa potenza (entro i 50 Watt) in quanto, da esperienze fatte, il problema che determina il suono degli amplificatori è presente in modo direttamente proporzionale alla potenza. Quando leggete che certi “bestioni” a stato solido di alta potenza hanno un’alta dinamica, quasi sempre per correttezza si può sostituire il termine “dinamica” col termine “cattiveria”. Per “dinamica” è sopra inteso ciò che l’appassionato comune valuta con tale termine, ovvero quello che sarebbe più corretto chiamare “contrasto dinamico”: la sensazione percepita di suono dinamico. La “dinamica”, come significato del termine stesso (differenza di livello tra il suono a livello più basso e quello a livello maggiore), è invece proporzionale alla potenza, ma in hifi è molto fuorviante parlare di dinamica a volumi di ascolto da appartamento mentre ha molto più senso parlare di contrasto dinamico, ovvero della sensazione di dinamica che si trae a parità di massimo volume di ascolto a casa propria (che, fonometro alla mano, non supera quasi mai i 100-105dB di picco). Questa distinzione è FONDAMENTALE in quanto esistono impianti capaci di riprodurre 130dB di massimo spl ma che perdono molta risoluzione a bassi livelli di ascolto in quanto non dotati di effettiva trasparenza per cui risultano, quando ascoltati in casa, dotati di scarso contrasto dinamico. Per approfondire il tema “dinamica” vedi anche qui

Un consiglio: non aspettatevi risultati rilevanti solo da cose costose, c’è in giro molto fumo venduto per costosissimo arrosto mentre capita che si abbiano sorprese da prodotti poco costosi appartenenti al vintage. Ascoltare tutto dai 100€ ai 100.000€ con lo stesso metro di misura e senza farsi condizionare da nomi altisonanti, questo è quanto si dovrebbe fare per giudicare seriamente un sistema audio…talvolta invece capita che il costo elevato sia una efficace “predisposizione” sul convincimento.

L’accortezza viaggia volentieri insieme all’umiltà.
Massimo Ambrosini


Terminologia

Il significato attribuito ai termini normalmente adottati in alta fedeltà è spesso equivoco e a volte addirittura contraddittorio per cui credo essenziale cercare di chiarire questo aspetto spesso trascurato.

COERENZA
Con tale termine si intende la sensazione all’ascolto di una risposta in frequenza lineare, cioè la sensazione di assenza di predominanze o carenze nell’emissione di una gamma di frequenza rispetto ad altre.

COLORAZIONE
E’ quel complesso di suoni aggiunti dall’impianto di riproduzione che mascherano il suono rendendolo “interpretato” e fastidioso ovvero lontano dalla realtà musicale. Le colorazioni possono essere causate sia da una carenza di coerenza (risposta in frequenza in ambiente molto tormentata) e sia da una carenza di trasparenza dei singoli anelli della catena.

DEFINIZIONE
La capacità di mettere a fuoco i contorni di un suono. E’ accentuata in diffusori dalla limitata dispersione in gamma medioalta (tipo ESL63 o diffusori con medioalto a tromba) in quanto si riduce in tal modo l’influenza del riverbero ambientale della propria stanza. Per tale ragione è importante che l’ascolto con diffusori che hanno invece buona dispersione avvenga in locali mediamente assorbenti e con pareti laterali abbastanza distanti (da preferire quindi l’ascolto con i diffusori disposti sul lato largo della stanza). Fate attenzione a non scambiare la definizione con la carenza di armoniche, questa determina suoni scheletrici (qualcuno li chiama “suoni puliti”…forse sarebbe il caso di chiamarli “ripuliti”…dalla musica).

DINAMICA
Tecnicamente definita come la differenza di livello sonoro riprodotto tra il suono di ampiezza inferiore e quello di ampiezza maggiore è in realtà utilizzata normalmente tra gli audiofili non in questa accezione ma semmai con l’accezione (più consona all’ascolto domestico ove anche ad alti volumi non si superano i 105dB di picco nel punto di ascolto) di “contrasto dinamico”: la capacità di avere un suono non “legato” ma appunto contrastato e fluido. Questa distinzione è FONDAMENTALE in quanto esistono impianti capaci di riprodurre 130dB di massimo spl ma che perdono molta risoluzione a bassi livelli di ascolto in quanto non dotati di effettiva trasparenza per cui risultano, quando ascoltati in casa, dotati di scarso contrasto dinamico.

PRESENZA
Altro termine spesso reso ambiguo nell’interpretazione dell’esoterismo attuale. Ciò che capita infatti nei sistemi “eso” è l’ottenimento di un suono che non riesce ad avere ne’ profondità ne’ presenza (in quanto per ottenere entrambi queste caratteristiche è fondamentale la trasparenza) ma ricrea suoni indefinitamente “lontani” (ma senza avere profondità di campo in quanto assenti delle informazioni di ambienza) nonchè “sparati in avanti” (e qui nasce l’equivoco della “presenza”….) ma che in realtà NULLA ha di reale sensazione di presenza. La “presenza” è in effetti (al pari della profondità) presente solo quando un sistema è dotato di eccellente trasparenza e quindi riporta integre tutte quelle sfumature di intonazione e feeling che rendono credibile un suono naturale. In 30 anni di ascolti devo ancora ascoltare un sistema “eso” che possa fregiarsi di effettiva “presenza” mentre moltissimi sono quelli con un pronunciato effetto “monitor” (suono “sparato in faccia”).

SOUNDSTAGE
Una parola molto di moda e che riempie la bocca come molti termini inglesi ormai entrati nel nostro linguaggio comune (soprattutto nelle aziende, cosa che personalmente non gradisco). Si potrebbe tradurre con il nostro “immagine riprodotta” che certo ha meno “appeal” del termine anglosassone. C’è chi ne cerca un surrogato facendo suonare diffusori in mezzo alla stanza con ambienti particolarmente riverberanti ma ciò non ha nulla a che fare con un’immagine grande, tridimensionale e credibilmente reale. La dimensione dell’immagine riprodotta è direttamente proporzionale alla trasparenza del sistema e alla sua coerenza (vedi spiegazione di questi due termini).

TIMBRO
E’ la sensazione di trovarci di fronte a caratteristiche soniche univocamente possedute da un determinato strumento. E’ sicuramente l’aspetto più difficile da valutare se non si ha esperienza di ascolto dal vivo. Mediamente si ha una sensazione di timbro più appropriato quando si acquista in “spessore” musicale della riproduzione mantenendo una sensazione di libertà (ovvero non costrizione)

TRASPARENZA E TRIDIMENSIONALITA’
Sono due aspetti che viaggiano sempre insieme…come una coppia ben affiatata.
Al termine trasparenza spesso viene attribuito un significato ambiguo additando con esso suoni ipercaratterizzati che quindi NULLA hanno di effettiva trasparenza. Immaginate un vetro perfettamente piano e trasparente attraverso il quale riuscite a vedere esattamente ciò che sta al di la dello stesso: questa è la trasparenza!
Un ottimo sinonimo è la “ricchezza armonica”, o “ricchezza di informazioni” e cioè la capacità di riportare quante più informazioni sono incise sul disco: le armoniche di un segnale sono “dettagli” di fatto presenti solo quando il sistema è in grado di riportare integri anche i minimi particolari e che donano ad esso una totale fluidità e scioltezza. L’ipercaratterizzazione è invece agli antipodi della fluidità e della trasparenza. La tridimensionalità è altresì la capacità di restituire integre le tre dimensioni: questo dato è “derivabile” direttamente dalla somma delle prestazioni di coerenza e trasparenza, serve cioè linearità abbinata alla massima ricchezza di informazioni (e questo a fronte di un riverbero ridotto del proprio ambiente) per riprodurre la “stanza” che è stata registrata sul disco. Se ad esempio un diffusore viene installato in modo erroneo subendo un alleggerimento della gamma mediobassa (la tridimensionalità è notevolmente influenzata da tale zona di frequenza) a causa di una conseguente limitata coerenza si ottiene una limitata tridimensionalità pur in presenza di un’eventuale eccellente trasparenza. Analogamente è importante ridurre il più possibile i riverberi ambientali sulla medioalta per impedire che questi mascherino le informazioni di ambienza riprodotte (vanificando le doti di trasparenza del sistema). Per tale ragione la miglior collocazione di un sistema utilizzante diffusori in sospensione pneumatica con buona dispersione sul medioalto è raffigurata a seguito.

Diffusori disposti sul lato largo della stanza a ridosso della parete e non inclinati verso il punto di ascolto, con tappeto anteriore nelle immediate vicinanze. E’ fondamentale abbattere la prima riflessione sulla medioalta se volete ottenere trasparenza e tridimensionalità vere.