Scelta diffusori-ambiente

Come scegliere un diffusore acustico? Spesso mi sono trovato ad assistere a scelte che prescindevano totalmente dalla stanza in cui tale diffusore andava installato, un po’ come se si potessero mettere le gomme di una F1 su una cinquecento o le gomme di un’utilitaria su una F1. Non mi stancherò mai di dire che non è possibile scegliere adeguatamente un diffusore senza prima conoscere l’ambiente e la collocazione che dovrà avere nel medesimo.  Il metodo di installazione diffusori vi consente di comprendere le variabili da tenere in considerazione a fronte della  tipologia di posizionamento e del conseguente numero di “rinforzi” che la vostra stanza ha in gamma bassa. L’equalizzatore non escludibile rappresentato dalla propria stanza di ascolto ci obbliga infatti alla scelta di diffusori più o meno estesi in gamma bassa per evitare che vi sia un’eccessiva quantità o carenza di estensione in tale gamma. Per tale ragione il suddetto metodo (basato sulla ricerca svolta negli anni 70 da Roy Allison) è di importanza cruciale per poter effettuare una scelta diffusore/stanza corretta. Non esiste il diffusore “migliore” ma esiste il miglior diffusore in funzione di ciascuna collocazione ambientale.

Oltre al suddetto metodo, vi consiglio la lettura del (lungo) escursus le leggi dell’altoparlante ideale. Credo personalmente che sia di grande importanza poter affrontare un argomento avendone una visione il più possibile ampia e completa. Ai due suddetti articoli si accodano a seguito alcune personali valutazioni, ben poco convenzionali, che le orecchie di chi vi scrive hanno potuto in più occasioni testare come co-responsabili di miglioramenti/peggioramenti della sonorità strumentale.


Sospensione pneumatica o bass-reflex?

Da qualche tempo sono sempre maggiori gli appassionati alla ricerca di diffusori quali Rogers LS3/5a 15ohm, Dahlquist Dq10, Grundig (grazie a questo sito,  primo al mondo dal 1999, a citarne le eccelse qualità), il cui progetto parte da una comune radice: la sospensione pneumatica. Tutti questi diffusori infatti hanno il woofer che lavora in cassa chiusa. Quanto influisce questa scelta sul risultato finale e come mai col tempo si è abbandonata questa soluzione? Se ipotizziamo di voler ottenere un diffusore a gamma intera, cioè con un estensione in gamma bassa con i 40Hz a -3dB, a parità di estensione in frequenza una cassa chiusa necessita di un woofer di dimensioni doppie che lavora in un volume mediamente doppio rispetto ad un reflex. Un tale woofer non si presta alla costruzione di un 2 vie ma costringe all’impiego di un midrange e quindi almeno alla costruzione di un 3 vie. La possibilità di ottenere un diffusore a gamma intera in ridotte dimensioni ed utilizzando solo 2 altoparlanti è stata una molla sufficiente per soppiantare la sospensione pneumatica in favore del bass-reflex. Qualunque cassa risonante funziona da invertitore di fase nell’area di risposta in cui tale risonanza viene ad avere effetto, se però saliamo a frequenze sicuramente al di fuori da tale area non si ha più l’effetto molla del risuonatore di Helmotz ed il diffusore assume connotazioni che lo rendono simile ad una cassa chiusa (cosa rilevabile sia dalla risposta in frequenza che dall’escursione del cono a tali frequenze) con una differenza: le riflessioni sulle pareti interne che in una sospensione pneumatica rimangono confinate all’interno della cassa (oltre che attenuate da cospicue quantità di assorbente acustico) in un reflex trovano la porta aperta per accedere all’esterno con rotazioni di fase che dipendono ovviamente dalla lunghezza d’onda del segnale riprodotto. Ciò causa una inevitabile sporcizia in gamma media. Se non vi piacciono i diffusori attualmente in produzione una buona parte di responsabilità è dovuto a questo fondamento di gran moda chiamato bass-reflex.


Monovia, due vie o multivia?

Veniamo ora ad alcune considerazioni sull’opportunità di utilizzare l’uno o l’altro di questi sistemi analizzandone pro e contro.

Monovia: ideale dal punto di vista elettrico in quanto non utilizza crossover, comporta problemi insormontabili sotto l’aspetto meccano-acustico, infatti se si cerca di avere un equipaggio mobile molto leggero, si estenderà la risposta in alto ma la si limiterà in basso enormemente (viceversa appesantendo il cono) infatti la risonanza in aria dell’altoparlante è data dalla relazione  fs=1/(2π √CM) dove C è la cedevolezza dell’equipaggio mobile e M è la massa. Se a ciò si aggiunge che per evitare i problemi descritti precedentemente è necessario eliminare l’onda posteriore mettendo in cassa chiusa l’altoparlante e alzando quindi ulteriormente la frequenza di risonanza, otterremo un risultato finale enormemente limitato in gamma bassa.

Due vie: merita una distinzione dal multivie: ha di positivo il fatto di rappresentare un ottimo compromesso tra estensione in frequenza e limitata interferenza tra altoparlanti, se si vuole mantenere il caricamento in sospensione pneumatica e una buona gamma media non si può estendere più di tanto la risposta in basso.

-Due vie a sorgente simmetrica: ovvero la classica disposizione in D’appolito (M-T-M midwoofer-tweeter-midwoofer), è l’unica configurazione (oltre agli altoparlanti in doppio concentrico tipo Tannoy e simili) che permette di ricreare l’immagine del monovia, ovvero l’immagine più fedele possibile all’evento registrato, ma comporta alcuni problemi di non facile soluzione soprattutto se ci si pone l’obiettivo di ottenere al contempo una gamma media di alto livello e una adeguata estensione in basso.

-Multivia: ideale come estensione della risposta in frequenza, ha il suo limite principale nell’interferenza tra gli altoparlanti alle frequenze di crossover e nella ricostruzione di un’immagine che è in parte propria, ovvero determinata della disposizione degli altoparlanti. E’ tuttavia la soluzione che può comportare i migliori risultati timbrici quando sapientemente messa in campo.


Diffusori identici o speculari?

Mi riferisco ovviamente a tutti i sistemi dove gli altoparlanti per esigenze di progetto sono montati non in asse ma affiancati ponendo il problema se fare i due diffusori in modo speculare (cioè avere una cassa sx e una dx). Personalmente ho avuto diverse occasioni per verificare come di fatto in questi casi la miglior soluzione sia quella di avere due diffusori identici (cioè non speculari):

  1. Confronto diretto tra Dahlquist DQ10 seconda serie e DQ10 improved (terza serie): stesso identico crossover ed altoparlanti, unica variante la specularità della disposizione degli altoparlanti (sx e dx) delle improved.
  2. Confronto diretto tra Grundig box 850a e una versione della stessa con mobile rifatto (mantenendo stessi altoparlanti e crossover) per avere la specularità del montaggio di mr e tw.
  3. Installazione di un paio di Magneplanar MG II in cui il confronto era fatto ruotando fronte-retro un diffusore per ovviare alla specularità dell’istallazione normale.
  4. IMF Super Compact, avendone due coppie disponibili ho avuto occasione di ascoltarle sia in versione speculare che in versione non speculare (usando i due diffusori sx)

In tutte queste circostanze la versione speculare presentava un suono più spento con un’immagine più compressa ed un timbro strumentale decisamente più povero di armoniche (che determina un certo indurimento del suono rispetto alla versione con diffusori identici per i due canali). Le basi stesse della stereofonia previste da Alan Dower Blumlein prevedevano due diffusori acustici IDENTICI, la percezione uditiva è in grado di accorgersi dell’errore nel caso non lo siano. La specularità (quando non accompagnata da simmetria verticale) viene sempre interpretata dal sistema uditivo come una forma di distorsione dell’immagine stereofonica.


Conclusioni

Molte persone scambiano la cattiveria/fatica di ascolto per dinamica, la carenza armonica per definizione, ecc ecc, per cui è sempre molto difficile fornire consigli generici senza correre il rischio che, chi legge, possa incorrere in fraintendimenti. Prima di cercare il diffusore che fa per voi è sicuramente molto importante chiarirsi le idee sul suono che fa per voi…e a tale finalità qualche concerto live non amplificato è sicuramente un ottimo punto di inizio. Una volta chiarito nella propria mente quale significato profondo e intimo abbia la “sonorità” strumentale, allora ha senso fare il passo successivo per cercare di replicarla nella propria abitazione. E’ molto importante comprendere che un suono riprodotto non è dovuto solo ai diffusori (un malcostume piuttosto diffuso) ma ad una catena completa e che ascoltare un diffusore con un’installazione totalmente diversa da quella che avrebbe a casa vostra è assolutamente fuorviante: se un diffusore vi incuriosisce ma non potete ascoltarlo a casa vostra, preoccupatevi almeno di ascoltarlo con la stessa tipologia di installazione che avrebbe a casa vostra e con le vostre elettroniche a monte…solo così potrete trarre un’indicazione utile dall’ascolto. Troverete tante persone in questo settore che cercheranno di convincervi a fronte di mirabolanti prestazioni sulla carta…usate le orecchie e non preoccupatevi di tutto il resto.