Apparecchi rilevanti

Credo sia doveroso evidenziare quegli apparecchi commerciali che, a prescindere dal periodo storico, si sono distinti all’orecchio di chi vi scrive per le loro doti musicali.  Qualche indicazione che può venire utiile sia al neofita che all’appassionato “navigato”. Questa selezione è fatta partendo da un ampio numero di apparecchi provati e apparecchi ritirati (l’elenco non è aggiornato)

Amplificazioni, cd player e diffusori Grundig   

Non un modello specifico ma moltissimi sono gli apparecchi degni di rilievo in casa Grundig negli anni 74-85. Unico marchio su cui si ha questa “anomalia” causata dalla ricerca telaistica effettuata: sono in pratica tutti o quasi full CCI. Validi purché non siano stati manomessi. I modelli eccellenti sono in questo caso talmente tanti da meritare una pagina dedicata vedi  Grundig story. Questo sito, on-line dal 1999, è stato il primo al mondo a parlare delle qualità di questi prodotti attirando su di se interessi (e sfottò) di vario genere. Ora gli appassionati grundig proliferano anche se talvolta ciò avviene con la consueta accortezza e metodica di cui l’appassionato hifi è mediamente dotato soprattutto quando prova prodotti di costo non elevato…ovvero decisamente bassa. Trovate alcuni articoli a mia firma sulla rivista Audio Review riguardanti:

    • Vintage: il fenomeno Grundig – AR n.383
    • SL1000 – AR n.389
    • Box850a & Box1500a – AR n.391
    • Box2500a – AR n.393

Boston A200 

Unico diffusore ambiente a far parte di questa selezione. Un diffusore che va a ridosso della parete di fondo e sospeso su feltrini dopo aver rimosso la base di appoggio. Il miglior risultato lo si ottiene con l’originale telaio/tela anteriore installato ma dopo avere allargato i 2 fori centrali di tenuta (il telaio risulta in tal modo tenuto dai 4 piolini in prossimità degli angoli). Un diffusore che da molte soddisfazioni se ascoltato in una collocazione tipo “caso C” e a distanza maggiore di 4m dal punto di ascolto con i diffusori posti piuttosto vicini tra loro. Molte indicazioni a riguardo le trovate nel mio articolo dedicato a questo diffusore su AR n.387

Rogers LS3/5a 15 ohm prima serie “golden badge” 

Tutti la conoscono ma pochi sanno che la prima serie a 15 ohm ha un crossover totalmente diverso dalle successive, in quanto inizialmente l’attenuazione del tweeter era ottenuta con un autotrasformatore, mentre sulle successive l’attenuazione era resistiva con la conseguente diminuzione del fattore di smorzamento. Un diffusore che consente un ascolto equilibrato con l’ovvio limite della tenuta in potenza che impedisce volumi orchestrali. Uno dei pochissimi due vie da piedistallo in cassa chiusa che suona grazie alla particolare voluta esaltazione di una parte del basso che compensa la parziale cancellazione a quelle frequenze a causa della distanza dal pavimento. Il progetto originale BBC fu dato in licenza a molti costruttori (Rogers, Spendor, Goodmans, Audiomaster, Chartwell, RAM, etc) e la votazione a cui mi riferisco è relativa alle prime versioni di LS3/5a Rogers che avevano il marchietto in ottone sulla tela e l’etichetta posteriore più piccola delle successive. Ho avuto diversi esemplari di 15ohm successive a questa serie e quasi tutte erano (alcune in modo piuttosto netto) peggiorative in termini di apertura e trasparenza. Trovate al link recensioni la prova strumentale fatta all’epoca su uno dei primissimi Audio Review, mentre sul n.390 della medesima rivista trovate il mio articolo dedicato a questo diffusore. Un consiglio: non ascoltatelo accoppiato rigidamente su piedistalli foundation e con i diffusori in mezzo alla stanza come fa, sbagliando, la maggior parte delle persone che le ha. Questo diffusore è nato per una emissione su angolo solido semisferico (2π steradianti) e quindi va posto a ridosso della parete di fondo. Se poste in tali condizioni e disaccoppiate con 4 feltrini tra piedistallo e diffusori, sono ancora oggi uno dei migliori riferimenti timbrici che l’alta fedeltà mondiale sia in grado di fornire. Meriterebberto 5 stelle se solo la produzione non avesse avuto nel corso degli anni problemi di costanza nelle prestazioni.
Una dettagliata disamina delle differenti versioni di questo progetto BBC la potete osservare qui a cura di Luca “espinol”

Telefunken TL800 seconda serie

Un diffusore che ha come età del progetto addirittura quarant’anni essendone stata pubblicata a catalogo una primissima versione (probabilmente non commercializzata e piuttosto diversa come frequenze di crossover dalla successiva) già nel 1972! In realtà, a quanto ho avuto modo di constatare, ne sono state commercializzate due versioni: la prima, a catalogo dal 73, aveva telaietto anteriore in legno asportabile ed il midrange a cupola aveva un attenuatore acustico con 6 razze mentre la seconda, a catalogo solo dal 75-76, era commercializzata anche color nero con la spugna anteriore (tipo quella installata sulla AR10pi greco per intenderci) in luogo del telaio in legno e aveva come unica differenza di progetto rispetto alla precedente serie la presenza di un attenuatore sul midrange a 10 razze anziché a 6. Tale maggiore attenuazione del mid toglie una colorazione che faceva assomigliare la prima serie più ad una AR10pi greco che ad un diffusore tedesco dalla timbrica neutra. Questa ultima versione a condizione, essenziale, di venire impiegata con la spugna anteriore (tipo Monacor MDM-8602), di venire posta su piedistalli tipo i Grundig BF4 o tipo gli originali Telefunken tubolari (comunque peggiorativi rispetto ai BF4) e di venire collocata a ridosso della parete di fondo, è uno dei pochissimi diffusori a gamma intera dotato di convincente sonorità e rigore timbrico. Ben peggiore il risultato se ascoltata con il telaietto in legno anteriore in luogo della spugna. Le TL700 e TL600 pur non essendo sgraziate non hanno le caratteristiche di rilievo di questo modello. Unico inconveniente l’altezza dell’immagine: con diffusore su BF4 il tweeter si viene a trovare (essendo montato al centro del diffusore) veramente vicino al pavimento. Se prescindete però da questo aspetto privilegiando la sonorità, questo è uno dei migliori diffusori in circolazione, un diffusore che rispetta la musica ed il timbro degli strumenti, anni luce da certi odierni esoterici progetti fatti solo per stupire ma senza alcuna validità musicale. E’ opportuno un impiego in stanze in cui la parete alle spalle del punto di ascolto sia a distanza maggiore di 1,7m per evitare rinforzi eccessivi in gamma bassa. Praticamente una classica installazione tipo “caso C” in stanze di grandi dimensioni. Trovate un mio articolo nella rubrica “Senza scadenza” su Audio Review n.388.

Dahlquist DQ10 prima e seconda serie 

Delle tre serie prodotte mi riferisco alle due versioni NON speculari, tra loro molto simili, meno fresche e musicali sono le successive (speculari) “improved”. Se cercate una cassa a gamma intera con installazione a pavimento un’ottima soluzione è un paio di DQ10. Uno dei migliori multivia in circolazione a condizione indispensabile che non abbia subito alcuna modifica. Eccellente la profondità di campo e l’ampiezza della scena sonora quando è collocata e amplificata in modo opportuno. Un miglioramento possibile lo si ottiene impiegando il piedistallo Grundig BF4 in luogo degli originali tre piedini. Questo diffusore fa parte della ristretta selezione della rubrica “Senza scadenza” su Audio Review n.385.

IMF Super compact II

Avendo l’accortezza di rimuovere il piolino centrale dal telaio tela (in modo che questa rimanga sostenuta solo con i quattro piolini a lato del woofer), la SC II viene ad essere preferibile alla pur valida prima serie. L’influenza che questo singolo piolino ha sul suono ha dell’incredibile. Una volta rimosso la SC II si rivela un diffusore dotato di una trasparenza/sonorità ancora un poco migliore alla SC prima serie. Rimane anche qui l’inconveniente di trovarne due coppie per farne una non speculare. Articolo su AR rubrica “Senza scadenza” n. 386.
Si tratta “solamente” del diffusore inglese a tre vie più spontaneo che il mio orecchio abbia ascoltato, con una rilevanza timbrica notevole ed una notevole somiglianza alla spontaneità del suono Grundig.

Classe’ audio DR3   

Una liquidità della gamma medio-alta simile ai migliori pur senza arrivare a possedere lo spessore e capacità di staccare tra loro gli strumenti tipica di un full CCI. Rimane comunque una mosca bianca tra i finali a stato solido “esoterici”. Rispetto ai successivi DR3b e DR3VHC presenta una maggiore libertà/trasparenza che lo rendono sicuramente preferibile.

IMF Super compact prima serie 

Insieme alle SC II sono gli unici diffusori “aperti” a fare parte degli “apparecchi rilevanti”: nessun reflex e nessun diffusore a labirinto ne fa parte. Il caricamento di questo diffusore è una via di mezzo (furba) tra un labirinto ed un sistema aperiodico e si comporta in modo non molto diverso, per quanto riguarda i parametri di Thiele/Small, da una cassa chiusa a fronte della notevole attenuazione posta in atto dallo strato di gomma piuma presente lungo tutta la profondità del condotto (ovvero l’intera profondità del diffusore). L’apertura consente di non avere onde di pressione interne tali da necessitare di un mobile robusto, non stupitevi quindi se non sentirete vibrare il mobile pur avendo questo una robustezza piuttosto carente. Sia chiaro comunque che tale tipo di caricamento non ottiene l’optimum in nessuna circostanza: l’emissione in controfase per quanto abbondantemente attenuata ha sempre un pizzico di influenza sulla coerenza, ma con l’utilizzo se ne apprezza la notevolissima capacità di adattamento alle condizioni di installazione più svariate, una qualità impossibile da ottenere con diffusori in sospensione pneumatica. E’ il diffusore “camaleonte” per eccellenza e nel complesso permette un risultato decisamente valido in pressochè qualunque circostanza.

Onkyo M510

Penso sia la maggiore sorpresa che mi sia capitata (dopo Grundig) da quando mi occupo di alta fedeltà. Questo amplificatore a fronte della sua particolare alimentazione (brevettata all’epoca) finalizzata alla riduzione delle fluttuazioni delle correnti di massa e a fronte di una parziale quanto fortuita, corretta implementazione circuito-telaio, offre un risultato all’ascolto di ottimo livello. Una sorpresa che non viene replicata sui modelli immediatamente inferiori (M508 o M504 ad esempio). Occorre solo settare l’amplificatore in modo da ottimizzarlo al meglio lasciando (con gli appositi tastini posti sul frontale) i vu meter inseriti, la luce vu-meter settata al minimo nonchè i morsetti della seconda coppia di diffusori lasciati lenti. Non vanno inoltre sovrapposti altri apparecchi (o oggetti) all’apparecchio. Questo per le rare persone che hanno la fortuna di possederne un esemplare con la tensione di rete adatta al paese in cui viene usato. Di esemplari a 220V ce ne sono veramente pochi in giro ed anteporre un trasformatore per ridurre la tensione di rete adattandola ad un esemplare da 110-120Vac significa purtroppo rovinare buona parte del risultato ottenibile.

Leak tl 12 point one 

Uno dei finali mono a valvole dal maggior spessore musicale. Buona profondità di campo e ariosità anche se sentito a confronto di un ampli full CCI ci si accorge che manca ancora della musica. Sicuramente comunque un finale tra i più appetibili a livello collezionistico per quanto abbia ormai raggiunto quotazioni da capogiro non motivate se non dalla rarità dell’oggetto.

Radford MA15 & STA15mkIII

Il top raggiunto dalla storica casa inglese: un 15 watt che, sia nella versione mono che in quella stereo, ha una valida fluidità e luminosità anche se pure lui rimane distante da un full CCI in termini di fluidità dinamica, vivacità e tridimensionalità. Merita comunque una citazione a fronte di una validità prossima ai più famosi Leak TL12 point one.

Jadis JA80 

Tra gli Jadis quello che mi è piaciuto di più (ho ascoltato in condizioni controllate anche i JA30 e i JA200), dotato di buon corpo e contrasto, tra i migliori valvolari odierni a condizione di impiegarlo con cavi normali…condizione che vale anche per tutti gli altri apparecchi qui elencati. Per cavi “normali” intendo quelli consigliati nella sezione dedicata alla “scelta cavi”.

McIntosh Mc30 

Un classico che ha fatto grande il nome McIntosh: i mono da 30 Watt. Fluidità e godibilità da ottimi valvolari, non distanti dai migliori

IMF ALS 40 II 

Un diffusore dal caricamento sicuramente molto particolare che ha valide potenzialità se vengono poste in essere alcune varianti. Adatto per installazioni tipo “caso C”. Ne ho parlato in modo esauriente su AR n.394 nell’ultima puntata della rubrica “Senza scadenza”.

Quad 303

Uno scatolotto che rappresenta a mio avviso l’amplificatore meglio riuscito di questo glorioso marchio inglese. Lo provai in gioventù
e ne ricordo una buona sonorità ed un basso particolarmente corposo.

Klipsch Belle prima serie 

Un diffusore che il colonnello fece per rendere sopportabile esteticamente una sua creazione alla moglie Belle e che insieme alle Heresy (e probabilmente anche alle “La Scala” che però attendo di riascoltare in tempi più recenti in quanto ne ho un ricordo troppo remoto) sono quanto di meglio timbricamente abbia sfornato la fabbrica di Paul W. Klipsch. Rispetto alla Heresy hanno una maggiore altezza che consente di avere la tromba del tweeter all’altezza delle orecchie. A condizione di non inclinarle verso il punto di ascolto ma di lasciarle parallele alla parete di fondo e avvicinarle molto tra loro in proporzione alla distanza di ascolto, consentono un ascolto dotato di valida timbrica anche se (come tutti i diffusori a tromba esponenziale in senso orizzontale) denotano un’altezza dell’immagine discutibile se confrontate con i migliori diffusori a radiazione diretta. La prima serie è dotata di un tipo di woofer che ha una gamma bassa più corposa rispetto alla successiva versione. Qualcuno potrà storcere il naso sul fatto che in questa lista di apparecchi rilevanti non sia presente la Horn. Sono personalmente tiepido di fronte alle Klipschorn, forse il modello Klipsch che trova più sostenitori e al contempo più detrattori. Ironia della sorte le Horn hanno nel colpo di genio di fare continuare la tromba posteriore con le pareti al fine di ottenere il massimo di efficienza in gamma bassa anche il loro intrinseco difetto: costringono forzatamente all’inclinazione verso il punto di ascolto e costringono altresì al posizionamento in angolo determinando una sorta di gigantesca cuffia molto spettacolare ma (per le mie orecchie) non altrettanto naturale nei timbri e nella prospettiva ricreata. Per ovviare al triangolo di ascolto molto aperto che la collocazione della cassa necessita, alla presentazione delle Horn era raccomandato l’accoppiamento ad un canale centrale costituito da una model H (l’antesignana della Heresy).

Klipsch Heresy prima serie 

La riconoscete immediatamente dalle altre due serie prodotte in quanto l’unica con woofer montato dall’interno. Tale scelta presentando un bordo di riflessione in prossimità della sospensione del woofer determina di fatto una dispersione ma soprattutto una risposta in frequenza in gamma media (la parte riprodotta dal woofer) piuttosto diversa da quella ottenibile dal montaggio esterno. Una delle migliori Klipsch che il mio orecchio ha ascoltato (guarda caso pure lei in sospensione pneumatica) dotata di trasparenza e liquidità sul medioalto da prima della classe, necessita di un’istallazione a pavimento nonché a ridosso della parete posteriore se volete che esca la parte di basso/mediobasso altrimenti piuttosto parca. In tali condizioni le Heresy I sono ottime macchine da musica. Due le pecche a mio avviso più evidenti: il mediobasso un pochino stopposo molto probabilmente causato dalla cassa lasciata da progetto vuota (ovvero senza assorbente interno) e la direttività spiccata delle trombe in senso verticale che a fronte di una installazione a pavimento porterebbe ad un’inclinazione all’indietro della cassa. Tale inclinazione non è però indolore ed infatti la migliore soluzione come equilibrio timbrico la si ha senza inclinazione perdendo qualcosa sugli alti. Un diffusore adatto a stanze medio/piccole che come tutti i diffusori trasparenti va a nozze con un full CCI così come evidenzia spietatamente le durezze di un’elettronica a monte in cui il “Problema” sia ancora presente in modo rilevante. La differenza presente rispetto alle serie successive è di rilievo. Anche questo diffusore è uno della “rosa dei dieci” presi in esame sulla rubrica “Senza scadenza”, AR n.392

Quad II + QUAD 22 

Li ho avuti ed apprezzati solo se accoppiati insieme, il pre era troppo aperto mentre il finale risultava un pò chiuso ma insieme utilizzando il phono (quando li avevo ancora il cd non l’avevano inventato per cui non saprei dirvi come va l’ingresso linea del pre…) il risultato era godibile e musicale.

Radford ZD22 + ZD50  

Un’accoppiata tra le più musicali in cui vi erano parziali (quanto consapevoli?) spunti di sviluppo nell’ottica CCI. Il signor Radford le orecchie le aveva buone…

 

Quicksilver 8417 

Meglio della successiva versione con le kt88 che era un po’ più spigolosa. Un valvolare fluido e piacevole, insieme agli Jadis una delle migliori espressioni tra i valvolari odierni che mi sia capitato di ascoltare.

 

Pre DNM  

Uno scatolotto insignificante a transistor, che nella sua versione con alimentazione da rete mi ha lasciato una buona impressione : immagine un poco compressa rispetto all’ xv7500 Grundig ma senza quelle colorazioni tipiche di quasi tutti i pre valvolari che mi sono capitati. Sicuramente raccomandabile anche se di difficile reperibilità.

Snell type A prima e seconda serie 

Progetto ambizioso (ed ingombrante) che ha sicuramente una sua attrattiva nell’estetica. Personalmente l’ho sentita andare bene e malissimo in funzione della stanza in cui era installata. Il problema maggiore è una certa carenza sul mediobasso (incrocio tra woofer e midrange) che rende le voci e certi strumenti un pò leggeri ed appiattiti. Riuscendo a trovare una posizione adeguata per ottemperare a questo problema la type A evidenzia un suono imponente non colorito anche se mai molto arioso. Un buon progetto, soprattutto la prima serie. Peggiorativa la terza serie con tw posteriore che non consiglio.

Gale GS401  

Inserisco a buon diritto anche questo vecchio progetto Gale che pur con notevoli inconvenienti di ribordatura (hanno sospensioni in foam sia i 2 woofer che il mid a cono….) rappresenta un’ottima espressione di scuola inglese. Meglio se ascoltate in verticale (appoggiate su uno dei “tappi” metallici cromati) e alzate da terra di circa 40-45cm. Esiste anche la versione legno del medesimo diffusore che però non ho mai avuto occasione di ascoltare.

Kef 105 prima serie 

Non sono un amante dei diffusori con “testa separata” in cui sento sempre una sorta di scollatura nella timbrica strumentale, tuttavia questo diffusore mi ha stupito per l’eccellente linearità. Per quanto sia stato accantonato l’enorme tweeter da 30mm sulle serie successive di 105 dal momento che le prestazioni strumentali sugli altissimi non erano un granché, va altresì ricordato che l’impiego di questo tweeter permetteva di mantenere estremamente basso l’incrocio col midrange e di questo ne traeva beneficio il risultato complessivo. Forse è stata la 105 più criticabile strumentalmente, ma di gran lunga la più azzeccata timbricamente.

Quad ESL 63 prima serie  

Unico dipolo in questa lista , la preferisco anche alla vecchia ESL se installata e amplificata a dovere. Occorre però avere la parete posteriore assorbente  (un tendone in velluto pesante può andare già molto bene) e una distanza tra diffusore e parete posteriore di circa 100-110cm misurata dal centro del diffusore. Funzionano bene sul loro piedistallo QUAD dedicato con cui si ottiene una ragguardevole prestazione anche in gamma bassa a condizione di avere la parete alle proprie spalle vicina al punto di ascolto (35 cm circa). Occorre inoltre inclinare il diffusore sia verticalmente che orizzontalmente verso il punto di ascolto (data l’accentuata direttività sul medioalto). Rimangono tuttavia i limiti di coerenza sul basso e mediobasso tipici di tutti i dipoli che poi vanno inevitabilmente ad incidere anche sulla fluidità dell’intero messaggio musicale. La prima serie in produzione fino alla matricola 11600 aveva pannelli con supporto in plastica nera ( mentre i successivi erano color avorio) i quali avevano una decisamente migliore resa della gamma altissima (a fronte della magliatura più fitta delle celle del supporto) e conseguente migliore definizione generale. Purtroppo queste si trovano frequentemente con i pannelli guasti (scollati) e per quanto non sia particolarmente difficile ripararle per un buon tecnico, determinano problemi per chi si avventura verso un acquisto alla cieca (e cioè senza che venga fornita alcuna garanzia sull’usato). La ESL63 sarebbe il miglior diffusore del pianeta se solo…vedi qui

Radford Monitor 180 

Un diffusore molto raro ma anche un ottimo progetto con una gamma media e mediobassa assolutamente scevra da colorazioni, un basso abbondante ed esteso che ne consiglia l’utilizzo con un punto di ascolto ben distante dalla parete alle proprie spalle ovvero in un “caso C” del metodo. La dote migliore è a mio avviso la coerenza abbinata ad una spiccata assenza di colorazioni a ciò si aggiunge l’emissione a 180° veri che permette di riportare una sensazione (chi ha in mente le Allison One qui siamo su un altro pianeta…) di un fronte sonoro veramente ampio, “spesso” e godibile in larghezza. Difetti: un’apertura non eccelsa in alto, equiparabile circa (vado a memoria) a quella delle Snell type A (ma sul mediobasso sono migliori le Radford) ed una non eccelsa definizione a causa dei due tweeter (e due mid) che per quanto montati non “a vista ” tra loro qualche interferenza la generano comunque. Un diffusore che, riuscendo a trovarlo,  merita pienamente di essere provato con attenzione.