Uno o due diffusori in funzione: variazioni timbriche

Siamo normalmente propensi a pensare che un singolo diffusore suoni timbricamente in modo non diverso da come può suonare se ascoltato in coppia (utilizzando il medesimo segnale di ingresso monofonico). La realtà, come vedremo, può non coincidere con quanto supposto. Una premessa va fatta a scanso di equivoci: NON è affatto mia intenzione consigliare l’ascolto con un singolo diffusore. Credo però sia istruttivo verificare all’ascolto le potenzialità che ciascun progetto avrebbe se ascoltato singolarmente, ovvero per come è stato progettato.

Abbiamo già visto in altre occasioni come la soluzione che simula la sorgente puntiforme sia preferibile al fine di una corretta immagine, vi sono però altre variabili in gioco che occorre valutare con attenzione e sicuramente la più importante tra queste è la timbrica strumentale. Per riprodurre con rispetto la timbrica di uno strumento musicale è necessario che il sistema di riproduzione sia dotato di trasparenza e al contempo sia dotato di buona estensione e linearità di risposta in frequenza in ambiente.

Ad oggi (2020) pressochè qualunque costruttore da per scontato, nell’approcciarsi ad un nuovo progetto di diffusore acustico, di disporre gli altoparlanti previsti in asse verticale. E’ divenuta ormai una norma implicita a cui ben pochi marchi contravvengono. In passato troviamo invece molti costruttori che non rispettavano questa regola. Ma quali sono pro e contro in funzione della semplice variazione della dislocazione degli altoparlanti sul pannello?
In un sistema multivie (inteso come a tre o più vie) abbiamo la possibilità di disporre gli altoparlanti in vario modo, le due soluzioni più utilizzate negli anni (sulle quali si possono avere piccole varianti) sono state:

  • in asse (verticale)
  • con medioalti affiancati in modo da ridurre il più possibile la distanza tra i centri di emissione di ciascun altoparlante.

La dislocazione fuori asse di simmetria consente non solo la minor distanza interasse tra gli altoparlanti ma fa si che la distanza che ciascun altoparlante “vede” rispetto ai quattro bordi del pannello sia pressochè sempre diversa (almeno per quanto riguarda midrange e tweeter), ovvero non esistono due bordi alla medesima distanza dall’asse dell’altoparlante (come invece capita comunemente nei diffusori con altoparlanti in asse verticale). Questo al fine di mantenere una buona linearità di risposta può essere un vantaggio.

In caso invece il numero di vie si limiti a due è possibile, oltre alle due suddette soluzioni, anche la configurazione con i due altoparlanti disposti in modo concentrico (vedi doppio concentrico tipo Tannoy) o con disposizione in asse ma MTM (midwoofer-tweeter-midwoofer) al fine di simulare una sorgente puntiforme.

Se supponiamo di inviare lo stesso segnale ad un singolo diffusore e, successivamente, a due diffusori, non è scontato che il risultato timbrico sia lo stesso. Per poter mettere in luce le differenze dovute alla sola disposizione degli altoparlanti occorre ridurre le variabili ambientali ai minimi termini ed inoltre prescindere da quella comune variabile (che si ha in tutti i sistemi indipendentemente dalla posizione degli altoparlanti sul pannello) dovuta al rinforzo in gamma bassa che si ha con l’impiego di due diffusori a fronte della relativa vicinanza dei woofer dei medesimi, rinforzo che ha inizio dalla frequenza con lunghezza d’onda pari a quattro volte la distanza tra i woofer dei due diffusori.

Riuscendo a soppesare i due suddetti fattori al fine di riuscire a circoscriverli, la differenza rimanente sta proprio nella disposizione degli altoparlanti e nell’errore di fase che tale disposizione comporta rispetto al punto di ascolto fermo restando i diffusori disposti parallelamente alla parete di fondo. Occorre ricordare che un errore di fase comporta sempre come conseguenza un’irregolarità sulla risposta in frequenza.

Ad esempio nell’ambito di un tre vie con altoparlanti non in asse, avendo due diffusori identici (ovvero non speculari) e con diffusori paralleli alla parete di fondo, l’errore di fase, rispetto al punto di ascolto è evidente: se di un diffusore arriverà all’orecchio prima l’emissione del tweeter e poi quella del midrange, dell’altro diffusore arriverà all’orecchio prima il segnale del midrange e poi quello del tweeter…ovvero l’esatto contrario. Qualcuno potrebbe obiettare: è sufficiente inclinare opportunamente entrambi i diffusori verso il punto di ascolto per evitare questo problema…si ma in tal modo l’emissione a livello di dispersione non è identica tra i due canali (come vorrebbe l’originale emissione stereofonica) ma diventa solo speculare e di ciò l’orecchio si accorge come una distorsione del timbro e dell’immagine sonora. Si arriva a preferire  spesso tra i due mali una via di mezzo: un solo diffusore inclinato verso il punto di ascolto.

Mi sono quindi ritagliato il tempo per una sorta di “valzer dei diffusori passivi” adatti alla mia mansardina cercando di ottimizzare ciascuno alla stanza nel miglior modo possibile. Nella tabellina a seguire si confrontano le varie disposizioni su pannello con i relativi piccoli o grandi svantaggi/vantaggi tenendo conto che l’ascolto dei diffusori sia in singolo che in coppia è stato svolto sempre con i diffusori paralleli alla parete di fondo, ovvero l’unica condizione che soddisfa la non distorsione dell’immagine stereofonica.

I migliori risultati timbrici di questa prova con un singolo diffusore ascoltato, sono raggiunti dal tre vie Grundig box850a (a ridosso della parete di fondo, parallela alla medesima, sollevata di 45cm e con punto di ascolto di fronte al diffusore),  ma questi vengono in parte vanificati dalla riproduzione con due diffusori. Per contro diffusori multivia in asse che ascoltati singolarmente sono ottimi ma non al livello di eccellenza di quelli con altoparlanti fuori asse, vengono a mantenere la loro peculiarità nel momento in cui si ascolta con due diffusori. La soluzione con altoparlanti fuori asse ma utilizzando una coppia speculare di diffusori, ricrea di fatto un’immagine “costruita” dalla disposizione stessa degli altoparlanti, ed è purtroppo un’immagine che ne spegne ulteriormente il timbro (cosa che abbiamo già visto in scelta diffusori ). Se il sistema MTM risulta vincente (per le orecchie di chi vi scrive) a fronte di un ascolto con due diffusori, risulta invece essere una delle peggiori soluzioni se ascoltato con un singolo diffusore in funzione:  il peggioramento in termini di concretezza/corposità è palese e ben più evidente che nelle altre tipologie. In questo caso il problema non è di fase ma (suppongo) sia semplicemente l’ottenimento della migliore risposta in frequenza che con i due diffusori presi in esame (DSL e SL1000) si ottiene a fronte di entrambi i diffusori in funzione. Sarebbe interessante provare altri MTM per vedere se si riscontra il medesimo gap quando ascoltati singolarmente.

Conclusioni

La disposizione in asse verticale permette di mantenere il timbro del singolo diffusore anche quando lo si ascolta in coppia (pur con l’ovvia maggior presenza della gamma bassa dovuta al rinforzo tra i due diffusori), per contro la soluzione con altoparlanti fuori asse è quella che consente la maggior rilevanza timbrica ma viene a peggiorare con due diffusori in funzione. Tale peggioramento può essere limitato, cercando la migliore inclinazione verso il punto di ascolto di un singolo diffusore, ma non può essere annullato.
Non c’è da stupirsi quindi come la soluzione in asse sia grandemente utilizzata oggi: è sicuramente la più facile dal punto di vista dell’installazione ed è quella che permette risultati, almeno di immagine, più facilmente replicabili.